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Da Conegliano a Valdobbiadene di Natalia Spolador
Una strada al prosecco Natalia SpoladorUno straordinario gioiello della natura è questa terra che Giovan Battista Cima ha immortalato nelle sue tele, restituendoci perfettamente una tavolozza di verdi, di gialli, di bruni tutti intrisi della bellezza di questi luoghi, di questi castelli. Cima conosceva bene il suo territorio, e immortalò in più dipinti il castello di San Salvatore a Susegana, che fu quasi completamente distrutto durante la Grande Guerra ed ora splendidamente restaurato per volere della famiglia comitale dei Collalto, da sempre proprietaria delle terre stesse. Notevole la visione che si ha anche dalla terrazza dela Torre del castello di Conegliano, da dove inizia pro- Accompagnati dal gusto fruttato, dal colore paglierino leggero, dal finissimo perlage di un calice di prosecco e dalle parole di Venanzio Fortunato, che nel VI secolo scrisse del suo paese natale, cantandolo come 'terra nella quale eternamente fiorisce la vite', iniziamo uno straordinario percorso attraverso i sensi. Odorato, gusto, vista, tatto, udito tutto viene coinvolto, andando nella Pedemontana trevigiana e percorrendo la prima strada 'enoica' italiana: la Strada del prosecco. Nell'ultimo dopoguerra i più attenti produttori vinicoli di Valdobbiadene e personalità eminenti nel campo dell'enologia italiana fondarono la Confraternita dei Cavalieri del Prosecco, che cercò di difendere e valorizzare la vitienologia collinare. Nel 1962 nasce il Consorzio di Tutela del Vino Prosecco Conegliano Valdobbiadene, che da allora opera con grande intelligenza, tanto da ottenere la d.o.c nel 1969. Il prosecco è ora conosciuto e apprezzato sia dal mercato italiano che da quello internazionale e Valdobbiadene è non solo la capitale del prosecco ma anche dello spumante italiano, grazie alla Mostra Internazionale dello Spumante che si svolge annualmente in settembre nella prestigiosa Villa dei Cedri. Da Conegliano a Valdobbiadene: emozioni di un viaggio enologico e culturale tra antiche abbazie, borghi collinari e vigne, vigne, vigne priamente la Strada del Prosecco che, tracciata nel 1966, si snoda per circa 45 chilometri in provincia di Treviso fra i colli di Conegliano, del Feletto, del Quartier del Piave e di Valdobbiadene. Conegliano è anche una città d'arte, offre eleganti architetture lungo la Contrada Grande, straordinari affreschi vetero-testamentari sulla facciata della Scuola dei Battuti e, all'interno della stessa, altri affreschi cinquecenteschi. La splendida, dolcissima, pala di Cima 'Madonna in trono con Bambino e Santi' si trova nella chiesa dei Santi Maria e Leonardo. Il castello si raggiunge anche a piedi, attraverso una suggestiva stradina acciottolata detta 'Madonna della Neve' affiancata dalle mura carraresi del XIV secolo. Da lì rigogliosi vigneti sfilano ininterrotti, passando sui crinali delle colline e sfoggiando colori sempre nuovi. Il vitigno del prosecco è rustico, vigoroso, i suoi tralci sono color nocciola e i suoi grappoli grandi, lunghi, spargoli e alati presentano acini dorati che spiccano, immersi nel verde brillante delle foglie. Non lontana si erge la millenaria Pieve di San Pietro di Feletto, straordinaria chiesetta impreziosita da cicli di affreschi di varie epoche. Uno tra i più interessanti appare proprio sulla facciata: è il 'Cristo della Domenica', un Cristo dolente per i peccati che si commettono con il lavoro compiuto nei giorni festivi.
La strada continua verso Refrontolo: qui non solo prosecco, ma anche marzemino, vino cantato e amato da Mozart. Il suo librettista Lorenzo Da Ponte era nato proprio in queste zone! Nella vicina stretta valle del Lierza si trova il Molinetto della Croda, luogo incantevole dove un antico mulino viene ancora alimentato dalle acque del fiume, lo stesso che scorre attraverso Pieve di Soligo, capoluogo del Quartier del Piave e sede del Consorzio di Tutela del Prosecco. Da Pieve, due percorsi: il primo raggiunge Valdobbiadene passando per Follina e Combai, l'altro invece passa per un'altra importante zona vinicola, quella di Col San Martino, da dove ci si inoltra nel cuore della zona dei vini bianchi. Domina sul colle di San Gallo una chiesetta da cui si gode un ampio panorama. Consigliata è, a Col San Martino, la salita alla chiesetta di San Vigilio, dal grande orologio bordato di rosso, eretta ed affrescata nel XIV secolo. Ci si può perdere, ci si 'deve' perdere, salendo una delle cento o più colline foderate di vigneti e magari raggiungere le Torri di Credazzo, un recinto merlato voluto dai Caminesi attorno a tre torri d'avvistamento. A Farra di Soligo, a settembre, si svolge anche una tradizionale festa dell'uva, alla quale partecipano carri allegorici decorati da migliaia di acini d'uva, detti 'vendemiali'. La strada si inerpica, si sale il 'Canal', la valle dove scorre il torrente Raboso, che dà il nome anche ad un altro vino dal bel colore rosso. Ecco i vigneti di Guia che salgono fino a raggiungere il bosco prealpino. Guia si può raggiungere anche dall'altra strada, quella che da Pieve di Soligo porta a Follina, nella Valsana. Chiamata dai Cistercensi 'Sana Vallis', è un luogo ameno dove i monaci fondarono la loro abbazia, intitolandola a Santa Maria. L'abbazia di Follina è una meta di straordinaria ricchezza artistica. Dalla terrazza del secondo chiostro detto dell'Abate, si può ammirare l'imponente mole del Castello Brandolini, costruito verso il XIII secolo e ampliato in fasi successive nel XVI e XVIII secolo. Sullo sfondo, un paesaggio di impronta quasi montana. Da Follina, il cui nome deriva da una attività tipica della zona, cioè il 'follare' i panni, il procedimento per l'infeltrimento dei tessuti, si sale verso Combai. Non ci sono più vitigni ma maestosi castagni, che offrono nei mesi autunnali i famosi 'maroni', ai quali è dedicata anche una festa ottobrina. Si raggiunge così Guia e si prosegue per San Pietro di Barbozza, una zona di elevato pregio ambientale. Si passa infatti dal territorio collinare alla zona montana, dove i vigneti sono tesi quasi fino allo spasmo per carpire gli ultimi metri di terreno alla roccia e al bosco prealpino, mentre verso valle appaiono le preziose ondulazioni di Cartizze, una piccola area di 106 ettari di vigneto compresa tra le colline più scoscese di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol. Nasce qui il 'Cartizze', uno spumante sontuoso, con un colore intenso e una complessità di profumi invitanti e ampi. Se Conegliano ha aperto la porta per la strada del prosecco, Valdobbiadene la chiude.
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